
L’Impatto della Privazione del Sonno su Neo-Genitori e Produttività
Le strategie Welfare Aziendale e Parità di Genere tendono sempre più a mettere il centro il la condivisione dei ruoli nella cura e il sostegno alla genitorialità, ruolo non sempre facile da acquisire e che spesso trova i neogenitori impreparati e in affanno.
Uno dei temi centrali nella gestione dei primi anni di vita di una figlio/a è il sonno, che se non gestito correttamente porta ad avere forte ripercussioni non solo nella serenità del bambino, ma anche nella coppia e nel lavoro.
Riportiamo di seguito il contributo di Anna Pasotti Consulente del sonno infantile – Certificata Sleep Sense
La condivisione del sonno tra genitori nei primi mesi di vita del bambino
Come mai parlare di sonno di neonati e lattanti quando parliamo di lavoro? Perché è con una equa suddivisione dei compiti, anche notturni, che possiamo garantire alle neo mamme e donne un sereno ritorno al lavoro che permetta loro di lavorare in maniera produttiva.
Spesso quando si diventa neogenitori, un po’ perché il neonato è appena arrivato dal corpo della mamma e separarsi non è sempre semplice, un po’ perché la mamma potrebbe allattare al seno e quindi essere necessaria nei primi risvegli notturni e un po’ perché il papà torna al lavoro molto prima della mamma, si scivola nella consuetudine di lasciare il sonno del bambino e le notti in gestione sola della mamma.
E’ sbagliato?
Ogni famiglia trova il proprio equilibrio e questo è l’importante, ma ciò che spesso si vede nell’ambito del sonno infantile e dei neonati è che se non ci si pensa sin da subito, si rischia che la mamma al rientro al lavoro sarà l’unica garante del riposo del bambino. La mamma spesso torna al lavoro con notti insonni alle spalle e con la preoccupazione di dover tornare produttiva gestendo risvegli notturni continui e dormendo meno di 6 ore non consecutive al giorno. La stanchezza è uno dei motivi dietro le dimissioni nel primo anno di vita delle neomamme[1] e questo dato ci racconta quanto la donna possa soffrire di questo compito e di come le impedisca di tornare alla sua vecchia mansione con serenità, efficienza e concentrazione.
Quindi, accompagnare i papà o partner a condividere la fatica delle notti in maniera graduale può fare una differenza enorme sulla salute della mamma e sul suo rientro al lavoro.
Vantaggi per le aziende
Il sonno, ed un sonno ristoratore, è un elemento fondamentale della nostra salute; quando dormiamo il nostro cervello immagazzina informazioni, rafforza la memoria, rielabora eventi e pensieri, il sistema immunitario si rafforza e con lui la nostra capacità di elaborare emozioni. Tutto questo permette, tra le altre cose, di mantenere una capacità di relazione equilibrata con le persone che ci stanno attorno. Una donna che torna al lavoro dalla maternità riposata, quindi, potrà tornare a lavorare bene relazionandosi con i colleghi nel modo adeguato.
Al contrario, una suddivisione della notte non ponderata all’inizio e che poi resta tale sul lungo termine può avere impatti negativi non solo sulla salute mentale e fisica della neo mamma, ma sulle sue relazioni e performance lavorative. E’ stimato che la stanchezza e privazione del sonno siano responsabili per la perdita del 4,5/6% di produttività di ogni dipendente per costo stimato di 1967 dollari l’anno per azienda.[2]
Un’azienda che promuove una cultura familiare di suddivisione equa dei compiti genitoriali e che supporta i suoi dipendenti neogenitori nello scoprire strumenti semplici e pratici e supporto per poter gestire al meglio le notti, sarà un’azienda che aiuterà a ridurre il gap di rientro al lavoro delle dipendenti neomamme e che permetterà un ritorno lavorativo in un ambiente sereno e propositivo per tutti.
[1] Le signore non parlano di soldi, Rinaldi A., 2023, Rizzoli