
Great resignation e Felicità sul lavoro: una riflessione di Elisabetta Dallavalle, Presidente dell’ Associazione Ricerca Felicità e parte del Team di FareWelFare, a valle della partecipazione a Wellfeel del 20 giugno 2024 e alla puntata di PdM Talk andata in onda il 28 giugno 2024
Il mondo del lavoro post-pandemia riflette cambiamenti caratterizzati da fattori sempre più importanti come lo smart working e la work-life integration, ora dobbiamo fare i conti con una nuova variabile che ha preso piede presto negli Stati Uniti e si sta diffondendo sempre più anche in Italia: la great resignation, che continua a rappresentare un fenomeno in forte crescita.
La fuga di lavoratori e lavoratrici con anni di esperienza crea inevitabilmente la necessità per le aziende di migliorare dal punto di vista attrattivo al fine di raggiungere nuovi talenti e trattenere i migliori.
Secondo i dati della quarta ricerca dell’Associazione Ricerca Felicità, che per il quarto anno consecutivo misura lo stato di salute della felicità e del benessere dei lavoratori e delle lavoratrici, sia nella dimensione aziendale sia in quella individuale e sociale, alla domanda “ti piacerebbe avere la possibilità di cambiare posto di lavoro o lavoro nei prossimi 12 mesi?” solo poco più della metà (55%) ha risposto di no, il 24% vorrebbe invece cambiare azienda o posto di lavoro e il 21% vorrebbe cambiare proprio lavoro o mestiere, per un totale del 45% di intervistati a cui quindi piacerebbe avere la possibilità di cambiare azienda o mestiere nei prossimi 12 mesi, una quota “insostenibile” per una azienda media, se la leggiamo in termini di rischio di perdita di competenze e capitale umano.
A livello generazionale è la Generazione Z quella più incline a cambiare lavoro, con un 60%, seguono i millennial con il 49%, la generazione X con il 43% e chiudono i boomer con il 22%. Per quanto riguarda le professioni invece, vediamo i colletti blu essere i più inclini con il 54%, seguono i manager con 45% e i professionisti autonomi con il 44%, colletti bianchi con il 43% e chiudono gli imprenditori con il 38%.
Abbiamo visto che il desiderio di cambiare lavoro è ben diffuso tra la popolazione italiana, ma per avere un quadro più completo è necessario anche analizzare quali sono le ragioni che le persone considerano importanti per scegliere un nuovo luogo di lavoro. Nella survey in questione viene posta la domanda “se tu oggi dovessi scegliere un nuovo posto di lavoro, quali aspetti considereresti più importanti?” le risposte mostrano al primo posto per i lavoratori e le lavoratrici l’empowerment, con il 30% che pensa alle opportunità di crescita, al contenuto lavorativo, all’indipendenza, alle aspirazioni e alla considerazione della salute mentale, anche se lo stipendio risulta l’aspetto più importante, che confluisce insieme al welfare nella compensation, portando l’incidenza al 24%. La quota di tempo e di armonizzazione tra lavoro e vita familiare incide per il 23%, mentre la comunità di lavoro, che tiene conto delle persone, dei valori e del rispetto del 20%. Solo il 3% considera il brand importante tra i fattori di attrazione e fidelizzazione, il che è un altro tema molto interessante e che dovrebbe far riflettere i brand, in quanto significa che le persone scelgono non tanto in base ai grandi nomi, ma in base a valori a loro affini come ad esempio la cultura aziendale, gli ideali e gli obiettivi di un’azienda.
È ormai sempre più chiaro che il lavoro incide sulla felicità delle persone sia dal punto di vista professionale che nella vita privata e lo conferma L’Osservatorio BenEssere Felicità: il lavoro ha un ruolo attivo nell’alimentazione della felicità, è un dato di fatto. Infatti, secondo la survey, alla domanda “Se tu dovessi valutare quanto il tuo lavoro oggi incide sulla tua felicità complessiva, che peso gli daresti?” tra chi ha risposto molto e moltissimo la percentuale è del 51%, solo un 15% pensa che non influenzi, mentre il restante 34% dà un peso relativo. Alla domanda “quanto ti senti felice del tuo lavoro?” solo il 10% lo è pienamente.
Quest’ultimo dato dovrebbe farci riflettere su quello che offriamo ai nostri dipendenti, se solo una piccola fetta è veramente felice, bisogna analizzare meglio le condizioni di lavoro e cosa si offre loro anche esternamente ad esso.